Kushner, il canale di Trump

Veröffentlicht am 6. September 2026 um 16:17

Rubrica: Geopolitica
Formato: Reportage speciale
Autore: Sinisa Brkic (sb)



Jared Kushner è tornato al centro della diplomazia americana. Dopo il lungo colloquio con Vladimir Putin a Mosca, l’inviato di Donald Trump ha proseguito verso Kyiv insieme a Steve Witkoff. La missione deve stabilire se tra Russia e Ucraina esista ancora uno spazio negoziale concreto e quali condizioni potrebbero trasformare un contatto politico in un vero processo di pace.

Mosca come primo banco di prova

La visita di Jared Kushner e Steve Witkoff al Cremlino non rappresenta un episodio diplomatico isolato. È parte di un tentativo americano più ampio di verificare direttamente quali margini esistano ancora per riaprire un negoziato sulla guerra in Ucraina.

Il colloquio con Vladimir Putin è durato oltre tre ore. Non è stato annunciato alcun accordo e, almeno pubblicamente, non è emersa una svolta. Il valore dell’incontro risiede quindi soprattutto nella possibilità per Washington di ascoltare senza intermediari la posizione russa e capire quali condizioni siano realmente negoziabili. La tappa successiva a Kyiv completa questa logica. Gli emissari di Trump devono confrontare ciò che hanno raccolto a Mosca con le richieste della leadership ucraina, per poi riportare alla Casa Bianca una valutazione politica sulla reale distanza tra le due parti.



Il compito principale: distinguere le condizioni dalle richieste massime

Uno degli obiettivi più delicati della missione consiste nel capire quali posizioni del Cremlino rappresentino condizioni irrinunciabili e quali possano invece diventare materia di compromesso.

Mosca continua a legare la fine del conflitto a questioni territoriali, alla futura collocazione strategica dell’Ucraina e alla struttura di sicurezza che dovrebbe emergere dopo la guerra. Kyiv considera una parte significativa di queste richieste incompatibile con la propria sovranità e con la necessità di evitare che un eventuale accordo diventi soltanto una pausa prima di un nuovo conflitto.

Per Washington la distinzione è decisiva. Un negoziato può iniziare soltanto se le condizioni iniziali lasciano almeno un margine di movimento politico. Se entrambe le parti mantengono posizioni che l’altra considera inaccettabili, anche una diplomazia intensa rischia di produrre incontri senza produrre una soluzione.

Kushner e Witkoff devono quindi fornire a Trump qualcosa di più di un resoconto. Devono stabilire se Putin stia cercando realmente un’intesa oppure se consideri il negoziato soprattutto uno strumento per consolidare la posizione russa.

Kyiv e la domanda che Washington non può evitare

Il confronto con Volodymyr Zelenskyy pone il problema dalla prospettiva opposta. Qualunque proposta americana deve essere politicamente sostenibile anche per l’Ucraina e non può essere valutata soltanto sulla base della sua capacità di fermare temporaneamente le operazioni militari.

Kyiv insiste sulla necessità di garanzie di sicurezza credibili e su una soluzione che non trasformi la fine dei combattimenti in una vulnerabilità permanente. Territorio, capacità militare futura e rapporto con l’Occidente rimangono questioni direttamente legate alla sopravvivenza strategica dello Stato ucraino.

È qui che la missione americana incontra la sua difficoltà maggiore. Una formula accettabile a Mosca può risultare politicamente impossibile a Kyiv, mentre una soluzione considerata sufficiente dall’Ucraina può essere respinta dal Cremlino.

Il lavoro degli emissari consiste precisamente nel capire se tra queste due linee esista una zona di possibile sovrapposizione.

Una tregua non equivale ancora alla pace

La distinzione tra cessate il fuoco e accordo politico è uno dei nodi centrali del dossier. Fermare temporaneamente le operazioni militari può ridurre immediatamente il costo umano della guerra, ma non risolve automaticamente le questioni che hanno alimentato il conflitto.

Un cessate il fuoco privo di garanzie può congelare la situazione sul terreno lasciando aperte tutte le controversie fondamentali. Un accordo complessivo richiede invece una definizione molto più complessa di territorio, sicurezza, meccanismi di controllo e responsabilità in caso di violazione.

Washington deve quindi decidere quale sequenza perseguire. La tregua può diventare il punto di partenza per un negoziato più ampio oppure il risultato di un’intesa politica già sufficientemente avanzata.

Non è una differenza tecnica. Determina la natura stessa del processo.

Territorio e sicurezza restano il cuore del problema

La questione territoriale rimane inevitabilmente il punto più sensibile. Le aree occupate dalla Russia e il futuro del Donbas non possono essere separati dalla legittimità politica di qualsiasi accordo.

Per Kyiv accettare una perdita territoriale definitiva significherebbe affrontare conseguenze costituzionali, politiche e strategiche profonde. Per Mosca, invece, rinunciare alle principali rivendicazioni territoriali significherebbe rimettere in discussione alcuni degli obiettivi con cui il Cremlino ha giustificato la guerra.

A questo si aggiunge la questione delle garanzie di sicurezza. L’Ucraina vuole evitare che un accordo lasci il Paese esposto a una futura offensiva. Mosca, al contrario, considera la presenza militare occidentale e il rapporto tra Kyiv e la NATO tra gli elementi centrali della propria concezione di sicurezza. Un eventuale compromesso dovrà quindi rispondere contemporaneamente a due esigenze che oggi restano profondamente conflittuali.

Chi è Kushner in questa trattativa

La posizione di Jared Kushner è particolare. Non dirige il Dipartimento di Stato e non occupa la tradizionale posizione di vertice della diplomazia americana. Nel 2026 opera come inviato speciale degli Stati Uniti per la pace, con un mandato direttamente collegato alla presidenza.

La sua influenza, tuttavia, non deriva soltanto dalla funzione formale. Kushner è il genero di Donald Trump, è stato uno dei consiglieri più importanti durante la prima amministrazione e mantiene un accesso personale al presidente che pochi altri emissari possiedono.

Per Mosca questa caratteristica ha un peso concreto. Parlare con Kushner significa avere davanti una figura capace di riportare direttamente al presidente americano valutazioni, richieste e proposte senza dipendere esclusivamente dai normali livelli della burocrazia diplomatica. Lo stesso vale per Kyiv. Kushner non può decidere autonomamente la politica americana, ma la sua interpretazione degli incontri può influire direttamente sul modo in cui Trump valuterà le posizioni delle due parti.

Il modello Trump passa attraverso uomini di fiducia

La scelta di Kushner e Witkoff riflette un metodo ormai riconoscibile nella politica estera di Donald Trump. Il presidente tende ad affidare alcuni dossier particolarmente sensibili a persone legate direttamente alla sua cerchia di fiducia, privilegiando canali personali e negoziati tra decisori.

Questo modello può accelerare il confronto e ridurre alcuni passaggi burocratici. Allo stesso tempo concentra una parte importante del processo diplomatico in un numero ristretto di interlocutori e rende il risultato fortemente dipendente dalla loro capacità di leggere correttamente le intenzioni delle controparti.

Kushner ha già operato secondo questa logica durante la prima presidenza Trump, soprattutto nei negoziati in Medio Oriente. L’impostazione privilegia la ricerca di interessi convergenti e la costruzione di formule negoziali attraverso rapporti politici diretti. La guerra in Ucraina presenta però difficoltà di natura diversa. Qui non si tratta soltanto di creare incentivi reciproci, ma di affrontare territorio, sicurezza nazionale, equilibrio militare e il futuro assetto strategico europeo.

Anche l’economia può diventare una leva

Nel confronto con Mosca è emersa anche la dimensione economica delle future relazioni tra Stati Uniti e Russia. Il punto è rilevante perché indica che un eventuale accordo potrebbe essere inserito in un quadro più ampio di normalizzazione politica ed economica.

Per il Cremlino una progressiva riapertura verso Washington avrebbe un valore che va oltre il commercio. Potrebbe significare minore isolamento internazionale, nuove possibilità economiche e il riconoscimento di una nuova fase nei rapporti con gli Stati Uniti.

Per Trump, al contrario, economia e sanzioni possono trasformarsi in strumenti negoziali. Incentivi e aperture possono essere offerti in cambio di concessioni verificabili, mentre il mantenimento della pressione economica può servire a rafforzare la posizione americana al tavolo. Il problema rimane quello della sequenza. Una normalizzazione anticipata ridurrebbe la leva negoziale occidentale, mentre un’apertura collegata a condizioni concrete potrebbe diventare parte di un accordo più ampio.

Il vero mandato di Kushner

Il compito affidato a Kushner non consiste semplicemente nel trasmettere messaggi tra Putin, Zelenskyy e Trump. Deve capire quali interessi siano realmente negoziabili e quali concessioni possano essere politicamente sostenute da ciascuna parte.

Deve inoltre valutare se esista un meccanismo capace di rendere credibile un futuro accordo. Chi controllerebbe il rispetto di una tregua, quali garanzie riceverebbe l’Ucraina e quali conseguenze seguirebbero a una nuova violazione sono domande che non possono essere rimandate alla fine del processo.

Esiste poi una dimensione europea che Washington non può ignorare. Qualunque nuova architettura di sicurezza in Ucraina avrebbe conseguenze dirette per l’Unione europea, per la NATO e per l’intero equilibrio strategico del continente. La missione non riguarda quindi soltanto la conclusione della guerra. Riguarda anche ciò che verrà dopo.

Mosca era il test, non il traguardo

Il colloquio al Cremlino non rappresenta ancora una svolta. L’assenza di un accordo pubblico e la distanza tra le posizioni russe e ucraine impongono cautela prima di parlare di un processo di pace realmente avviato. La funzione della missione è soprattutto diagnostica. Kushner e Witkoff devono stabilire se esistano le condizioni minime per passare dalla diplomazia esplorativa a un negoziato strutturato.

È precisamente qui che la posizione di Kushner assume il suo significato politico. Il suo peso non nasce dal controllo dell’apparato diplomatico americano, ma dalla vicinanza al presidente e dalla capacità di trasformare un colloquio riservato in una valutazione che può arrivare direttamente sul tavolo di Trump.

Mosca era il primo test. Kyiv è il secondo. La risposta decisiva arriverà soltanto quando Washington dovrà stabilire se le condizioni raccolte nelle due capitali possano diventare una proposta reale oppure se la distanza tra Russia e Ucraina resti ancora troppo ampia. La pace, in questo momento, non dipende dalla quantità degli incontri. Dipende dalla possibilità di trasformare posizioni ancora incompatibili in concessioni verificabili, garanzie credibili e un equilibrio che entrambe le parti siano disposte a rispettare.


Kushner a Mosca e Kyiv: ruolo, obiettivi e missione per l’Ucraina. Jared Kushner torna al centro della diplomazia di Trump. La missione tra Mosca e Kyiv, il suo ruolo politico e i nodi decisivi di un possibile negoziato sull’Ucraina.