Rubrica: Istruzione
Formato: Articolo
Autore: Sinisa Brkic (sb)
Il governo di Giorgia Meloni ha approvato un decreto legge che introduce nuove regole per l’integrazione nelle scuole italiane. Il provvedimento vieta la partecipazione alle attività scolastiche con il volto coperto, stabilisce una soglia del 30 per cento per determinate categorie di studenti nelle classi prime e prevede corsi di italiano per alcune famiglie con persistenti difficoltà linguistiche.
Dal progetto politico al decreto
Il Consiglio dei ministri ha approvato il provvedimento il 24 settembre, trasformando in un decreto legge le misure annunciate pochi giorni prima dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Con il via libera del governo sono stati definiti in modo più preciso criteri, sanzioni e ambiti di applicazione di un pacchetto che interviene direttamente sull’organizzazione della scuola e sulle politiche di integrazione. Il decreto concentra nello stesso intervento tre questioni particolarmente sensibili: la riconoscibilità delle persone negli istituti, la composizione delle classi e la conoscenza della lingua italiana da parte degli studenti e delle loro famiglie. Il governo presenta le nuove regole come strumenti destinati a favorire l’integrazione e a ridurre la formazione di classi caratterizzate da forti difficoltà linguistiche.
Stop al volto coperto nelle attività scolastiche
La nuova disciplina vieta di partecipare alle attività curriculari ed extracurriculari con il volto coperto o comunque in condizioni che impediscano il riconoscimento della persona. La disposizione riguarda anche le attività connesse ai rapporti tra scuola e famiglia, salvo specifiche eccezioni legate a ragioni sanitarie o di sicurezza. Il divieto comprende quindi burqa e niqab, ma non costituisce un divieto generale dell’hijab. Quest’ultimo copre capelli e collo lasciando visibile il volto, mentre la norma approvata dal governo è costruita sul principio della riconoscibilità della persona. Per le violazioni sono previste sanzioni amministrative comprese tra 200 e 1.000 euro. Quando la persona che non rispetta la disposizione è minorenne, la sanzione ricade sul genitore o su chi esercita la responsabilità genitoriale.
Il limite del 30 per cento non riguarda tutti gli studenti stranieri
Uno dei punti più delicati del decreto riguarda la composizione delle classi prime. La soglia del 30 per cento non si applica indistintamente a tutti gli studenti con cittadinanza straniera e non introduce quindi una quota generale basata soltanto sulla nazionalità. Nella scuola primaria il limite riguarda gli alunni con cittadinanza non italiana che non siano nati in Italia oppure che non abbiano frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia. Nelle scuole secondarie di primo e secondo grado vengono invece considerati gli studenti con cittadinanza non italiana che non abbiano frequentato con esito positivo almeno tre anni nel sistema nazionale di istruzione. La nuova disciplina è prevista per le classi prime a partire dal prossimo anno scolastico. L’obiettivo dichiarato è evitare concentrazioni che, secondo il governo, potrebbero rendere più difficile l’apprendimento della lingua e l’inserimento nel percorso scolastico.
Redistribuzione tra scuole e possibili deroghe
Quando la soglia non potrà essere rispettata, gli uffici scolastici territoriali e i dirigenti dovranno intervenire per cercare una distribuzione più equilibrata degli studenti tra istituti vicini. Il meccanismo dovrà tuttavia confrontarsi con situazioni territoriali molto diverse, soprattutto nelle aree dove la presenza di famiglie di origine straniera è particolarmente elevata. Il decreto contempla anche deroghe e misure di sostegno nei casi in cui il limite risulti concretamente difficile da applicare. In queste situazioni è previsto un rafforzamento degli strumenti destinati all’apprendimento dell’italiano, elemento che il governo considera centrale per il percorso scolastico e l’integrazione degli studenti.
Corsi di italiano anche per alcuni genitori
Il provvedimento interviene inoltre sulle famiglie quando le difficoltà linguistiche diventano un ostacolo rilevante nel percorso educativo del minore. In presenza delle condizioni previste dalla norma, alcuni genitori potranno essere indirizzati a corsi gratuiti di italiano con l’obiettivo di migliorare il rapporto con la scuola e sostenere il percorso scolastico dei figli. La mancata partecipazione senza una giustificazione valida potrà comportare una sanzione amministrativa compresa tra 200 e 1.000 euro. La misura attribuisce così alla conoscenza della lingua un ruolo che non riguarda più soltanto lo studente, ma può coinvolgere direttamente anche il nucleo familiare.
Un provvedimento destinato al confronto politico
Meloni ha presentato il decreto come parte di una politica scolastica fondata sulla conoscenza dell’italiano, su regole comuni e sulla necessità di evitare forti concentrazioni di studenti con difficoltà linguistiche nelle stesse classi. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha a sua volta indicato nell’apprendimento della lingua uno degli strumenti principali per migliorare il rendimento e l’integrazione scolastica. Le opposizioni e rappresentanti del mondo della scuola hanno contestato diversi aspetti dell’intervento, sollevando dubbi sia sull’impostazione politica sia sulla concreta applicabilità della soglia del 30 per cento. Il confronto riguarda in particolare il rischio che regole uniformi producano effetti molto diversi tra territori con una presenza limitata di studenti stranieri e aree nelle quali tale presenza è strutturalmente più elevata.
Ora la parola passa anche al Parlamento
L’approvazione del Consiglio dei ministri rappresenta un passaggio decisivo, ma non conclude il percorso legislativo. In quanto decreto legge, il provvedimento dovrà essere convertito dal Parlamento entro i termini previsti dalla Costituzione per conservare efficacia, e durante l’esame parlamentare il testo potrà ancora essere modificato. Resta inoltre aperta la verifica della sua applicazione concreta e delle eventuali contestazioni sul piano giuridico. Il dato politico è però già chiaro: il governo Meloni ha trasformato un programma annunciato sull’integrazione scolastica in un intervento normativo che lega lingua, composizione delle classi e riconoscibilità del volto a nuove regole destinate a incidere direttamente sulla scuola italiana.
Italia vieta burqa e niqab a scuola: tetto del 30% nelle classi prime. Il governo Meloni approva il decreto scuola: stop a burqa e niqab, limite del 30% nelle classi prime e corsi di italiano per alcune famiglie.
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