Droni nel Mar Nero: Bulgaria in allarme, chiama la NATO

Veröffentlicht am 13. Oktober 2026 um 12:21

Rubrica: Sicurezza
Formato: Articolo
Autore: Sinisa Brkic (sb)



Due mercantili colpiti da droni al largo della Bulgaria, una nave affondata e undici marittimi dispersi. È il secondo affondamento in appena una settimana, questa volta a poche miglia dalle acque territoriali di un Paese membro della NATO. Sofia chiede il sostegno dell'Alleanza Atlantica e dell'Unione europea, mentre cresce la preoccupazione per la sicurezza delle rotte commerciali nel Mar Nero.

Un'altra nave affonda davanti alla Bulgaria

La sicurezza della navigazione commerciale nel Mar Nero attraversa una nuova fase critica. Nella notte tra il 12 e il 13 ottobre 2026, due mercantili sono stati colpiti da droni al largo della costa bulgara. Uno degli attacchi ha provocato l'affondamento dell'Azov Concord, mentre una seconda imbarcazione, il Chelsea 3, ha subito danni dopo essere stata raggiunta da tre velivoli senza pilota. L'Azov Concord è affondata a circa 17 miglia nautiche a est di Krapets, località costiera situata nella Bulgaria settentrionale, non lontano dal confine con la Romania. Secondo le informazioni diffuse dalle autorità bulgare, cinque membri dell'equipaggio sono stati tratti in salvo, mentre altri undici risultano ancora dispersi. Il bilancio definitivo delle eventuali vittime non è stato accertato. Le autorità hanno avviato operazioni di ricerca e soccorso nella zona dell'affondamento. Il nuovo episodio assume particolare gravità perché segue un attacco analogo avvenuto soltanto sette giorni prima, confermando il crescente pericolo per le imbarcazioni civili che attraversano il settore occidentale del Mar Nero.



Tre droni contro il Chelsea 3: salvato l'intero equipaggio

Il secondo mercantile colpito è il Chelsea 3, nave di proprietà ucraina battente bandiera maltese. L'imbarcazione si trovava al largo della località bulgara di Byala quando, intorno all'1:30 del mattino, ora locale, è stato segnalato un attacco condotto con tre droni aerei. Secondo le testimonianze dell'equipaggio, i velivoli hanno colpito il ponte e lo scafo della nave, causando danni significativi. Il Centro di coordinamento del soccorso marittimo di Varna ha immediatamente mobilitato i mezzi necessari per evacuare i quindici marittimi presenti a bordo. Tutti i membri dell'equipaggio, sette cittadini ucraini e otto azeri, sono stati trasferiti in sicurezza a Varna. Cinque hanno ricevuto assistenza medica per ferite lievi, mentre non sono state segnalate lesioni gravi. Il salvataggio ha evitato conseguenze umane più pesanti, ma l'attacco evidenzia la vulnerabilità delle navi commerciali che percorrono rotte ormai direttamente esposte ai rischi del conflitto regionale.

Due affondamenti in sette giorni: la minaccia si avvicina alla costa

Gli episodi del 13 ottobre arrivano esattamente una settimana dopo una precedente serie di attacchi contro imbarcazioni civili nella zona economica esclusiva bulgara. Il 6 ottobre, la nave Alfa Watan, battente bandiera togolese, era affondata dopo essere stata colpita da droni. Dieci membri dell'equipaggio, nove siriani e un egiziano, risultavano dispersi. Un secondo mercantile, l'Able, battente bandiera di Palau, aveva riportato danni, mentre i suoi diciotto marittimi erano stati evacuati. La differenza più significativa riguarda la posizione geografica degli ultimi attacchi. Mentre gli episodi precedenti erano avvenuti a maggiore distanza dalla costa, i nuovi incidenti si sono verificati a circa 17 e 18 miglia nautiche dal territorio bulgaro, dunque sensibilmente più vicino alle acque territoriali. La successione degli attacchi rappresenta un deterioramento concreto delle condizioni di sicurezza per il traffico marittimo. Non dimostra tuttavia, in assenza di risultati investigativi definitivi, che tutti gli episodi siano riconducibili agli stessi responsabili o a un'operazione coordinata.

Sofia coinvolge NATO e Unione europea

Il primo ministro bulgaro Rumen Radev ha convocato una riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza del governo per valutare la situazione e coordinare la risposta delle autorità nazionali. Il governo ha immediatamente informato i propri rappresentanti permanenti presso la NATO e l'Unione europea, chiedendo assistenza per identificare la provenienza dei droni e rafforzare le capacità di sorveglianza dello spazio aereo e marittimo. Nel corso della giornata, Radev ha avuto colloqui telefonici con il segretario generale della NATO, Mark Rutte, e con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Il primo ministro ha sollecitato un'azione internazionale coordinata per fermare gli attacchi contro la navigazione commerciale e prevenire ulteriori incidenti. Secondo quanto comunicato dal governo bulgaro, i vertici delle due organizzazioni hanno espresso solidarietà a Sofia e disponibilità a sostenere gli accertamenti sulle circostanze degli attacchi. Radev intende inoltre avviare consultazioni con Romania e Turchia per definire proposte comuni sulla sicurezza del Mar Nero. La questione sarà portata anche al Consiglio europeo previsto per il 15 e 16 ottobre. Non risulta confermata alcuna risposta militare diretta della NATO. Il coinvolgimento dell'Alleanza riguarda, in questa fase, il sostegno politico e tecnico, la cooperazione tra alleati e il possibile rafforzamento delle capacità di controllo marittimo.

Il confronto diplomatico con Mosca

Parallelamente alle consultazioni internazionali, il primo ministro bulgaro ha incontrato l'ambasciatrice russa a Sofia, Eleonora Mitrofanova. Il colloquio si è svolto dopo la riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza ed è stato convocato in seguito ai nuovi attacchi contro le imbarcazioni commerciali. Radev ha dichiarato che le autorità bulgare non dispongono ancora di prove solide e definitive per attribuire la responsabilità degli attacchi a uno Stato. Ha tuttavia sostenuto che le conseguenze degli incidenti favoriscano gli interessi della Federazione Russa. Si tratta di una valutazione politica, non di un accertamento sull'identità degli autori. La distinzione è essenziale in una vicenda nella quale le accuse possono produrre conseguenze diplomatiche e militari particolarmente delicate. L'Ucraina ha assunto una posizione più netta. Il ministro degli Esteri Andrii Sybiha ha accusato Mosca di colpire deliberatamente la navigazione civile e di mettere a rischio la sicurezza alimentare internazionale. Anche Ursula von der Leyen ha condannato gli attacchi, sottolineando come il Mar Nero sia diventato un ulteriore fronte di escalation della guerra in Ucraina. Le dichiarazioni politiche non sostituiscono tuttavia le verifiche tecniche necessarie a determinare l'origine dei droni. Al momento, la responsabilità degli attacchi del 13 ottobre non è stata accertata in modo indipendente.

Perché la posizione degli attacchi è decisiva per la NATO

La distanza delle imbarcazioni dalla costa bulgara costituisce uno degli aspetti più rilevanti della vicenda. Secondo il diritto internazionale del mare, le acque territoriali di uno Stato costiero si estendono generalmente fino a 12 miglia nautiche dalle linee di base. Oltre questo limite, lo Stato può esercitare determinate competenze nella zona contigua e specifici diritti sovrani nella propria zona economica esclusiva. Gli attacchi del 13 ottobre sono avvenuti oltre le acque territoriali bulgare. Questa circostanza non attenua la gravità degli incidenti, ma è determinante per la loro qualificazione giuridica e per valutare le possibili conseguenze sul piano della sicurezza collettiva. L'appartenenza della Bulgaria alla NATO non comporta automaticamente l'attivazione dell'articolo 5 del Trattato Nord Atlantico, che disciplina la difesa collettiva in caso di attacco armato secondo le condizioni previste dal Trattato stesso. Un eventuale coinvolgimento militare dell'Alleanza richiederebbe valutazioni politiche e giuridiche specifiche, fondate sulle circostanze degli attacchi e sulle informazioni disponibili. La priorità dichiarata da Sofia rimane quindi il rafforzamento della sorveglianza e la protezione delle rotte commerciali, senza anticipare conclusioni sulle responsabilità o sulle eventuali risposte militari.

Assicurazioni più care e commercio marittimo sotto pressione

Le conseguenze della crescente insicurezza sono già percepibili nel settore dei trasporti. Secondo rappresentanti dei produttori di cereali bulgari, gli oneri assicurativi applicati ad alcuni carichi marittimi sarebbero aumentati fino a cinque volte, mentre diversi operatori logistici mostrano una crescente riluttanza a effettuare spedizioni nell'area. Il problema riguarda un settore strategico per l'economia regionale. Il Mar Nero rappresenta una delle principali vie di collegamento per il commercio di cereali, materie prime e prodotti energetici, con un'importanza particolare per Bulgaria, Romania, Ucraina e Turchia. La guerra avviata dalla Russia contro l'Ucraina nel febbraio 2022 ha già modificato profondamente l'organizzazione dei traffici marittimi. Gli attacchi alle infrastrutture portuali ucraine hanno accresciuto l'importanza delle rotte alternative, comprese quelle che attraversano le acque prossime ai Paesi membri della NATO. Una nuova intensificazione degli attacchi potrebbe aggravare ulteriormente i costi di trasporto, ridurre la disponibilità di navi e compromettere la regolarità delle spedizioni. Le ripercussioni dipenderanno dalla durata della crisi e dalla capacità delle autorità regionali di ristabilire condizioni di navigazione affidabili. Il rischio non riguarda soltanto i mercantili direttamente colpiti. Quando la sicurezza di una rotta diventa imprevedibile, le conseguenze si estendono agli assicuratori, agli operatori portuali, agli esportatori e alle imprese che dipendono dalla continuità degli approvvigionamenti.

Il Mar Nero diventa una prova per la sicurezza europea

Il nuovo affondamento al largo della Bulgaria segna un aggravamento della crisi marittima in una regione già profondamente condizionata dalla guerra in Ucraina. La crescente vicinanza degli attacchi alle coste di uno Stato membro della NATO conferisce agli incidenti una rilevanza che supera la dimensione delle singole operazioni di soccorso. Per Sofia, la questione riguarda la protezione del proprio spazio marittimo e la sicurezza delle attività economiche nazionali. Per l'Unione europea, investe la stabilità delle rotte commerciali e la tutela delle infrastrutture strategiche. Per la NATO, apre un confronto sulle capacità di prevenzione, sorveglianza e risposta lungo il fianco orientale dell'Alleanza. Resta irrisolta la questione fondamentale: chi abbia lanciato i droni e con quali obiettivi. L'assenza di prove definitive impone prudenza nell'attribuzione delle responsabilità, ma non riduce l'urgenza di proteggere gli equipaggi e garantire la libertà di navigazione. Due mercantili affondati in sette giorni, nuovi dispersi e attacchi sempre più vicini alla costa bulgara delineano una situazione che non può essere considerata episodica. La risposta degli alleati sarà misurata soprattutto dalla capacità di impedire che il traffico commerciale civile nel Mar Nero rimanga esposto a una minaccia permanente. Per la Bulgaria, la crisi non si svolge più soltanto nelle acque lontane della guerra in Ucraina. Si manifesta ormai a poche miglia dalle proprie coste, nel punto in cui la sicurezza della navigazione incontra direttamente quella dell'Europa.


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