Meloni perde i giovani

Veröffentlicht am 13. August 2026 um 16:51

Rubrica: Politica
Formato: Reportage speciale
Autore: Sinisa Brkic (sb)

Giorgia Meloni governa l’Italia da quasi quattro anni e resta una delle figure politiche più influenti del Paese e dell’Europa. Eppure proprio tra gli elettori più giovani il suo schieramento mostra una debolezza sempre più evidente. Dietro il calo del consenso non c’è soltanto una questione elettorale, ma un problema più profondo fatto di salari bassi, precarietà, difficoltà di accesso alla casa, emigrazione qualificata e crescente distanza tra la politica e la vita reale di una generazione.

Una forza politica con un punto debole sempre più evidente

Giorgia Meloni ha trasformato profondamente la politica italiana dalla vittoria elettorale del 2022. Fratelli d’Italia si è consolidato come principale forza del centrodestra, la coalizione con Lega e Forza Italia ha mantenuto una sostanziale stabilità e la presidente del Consiglio ha rafforzato il proprio peso anche sul piano internazionale.

Sotto questa superficie, tuttavia, sta emergendo una debolezza destinata a diventare centrale in vista delle prossime elezioni politiche. Tra gli elettori sotto i 35 anni il consenso complessivo per le forze di governo è sensibilmente più basso rispetto alla media nazionale, mentre l’area dell’opposizione raccoglie una quota nettamente superiore di preferenze.

Il dato più significativo non è soltanto il livello attuale del consenso. È la direzione del movimento. Una parte dell’elettorato giovane che nei primi anni del governo Meloni aveva mostrato apertura verso Fratelli d’Italia sembra oggi essersi allontanata.



Una generazione che vede poco della ripresa

L’Italia ha registrato negli ultimi anni risultati positivi sul mercato del lavoro. L’occupazione è cresciuta e il tasso generale di disoccupazione si è ridotto. Per molti giovani, tuttavia, l’ingresso nella vita economica adulta resta molto più difficile di quanto suggeriscano i numeri complessivi.

I lavoratori più giovani continuano a essere maggiormente esposti a contratti temporanei, percorsi professionali frammentati e livelli salariali che rendono complesso costruire una reale autonomia economica. Avere un lavoro non significa necessariamente poter programmare il futuro.

Il problema diventa evidente quando si passa dalle statistiche alla vita quotidiana. Affitto, acquisto di una casa, formazione di una famiglia, risparmio e costruzione di un patrimonio restano obiettivi difficili da raggiungere per una parte consistente delle nuove generazioni.

È qui che la questione economica diventa inevitabilmente politica.

Studiare in Italia, costruire il futuro altrove

Uno dei punti più delicati riguarda i giovani altamente qualificati. L’Italia continua a soffrire per la partenza di migliaia di laureati e professionisti che cercano all’estero migliori condizioni salariali e maggiori opportunità di carriera.

La differenza con altre economie europee resta significativa. Per molti giovani italiani un titolo universitario non garantisce un miglioramento economico proporzionato agli anni di formazione e agli investimenti sostenuti.

Quando un laureato scopre che la stessa preparazione professionale può essere remunerata molto meglio in Germania, Austria, Svizzera, Francia o nei Paesi Bassi, la scelta di lasciare il Paese diventa razionale prima ancora che emotiva.

Per l’Italia il costo è doppio. Il sistema forma capitale umano che successivamente viene valorizzato altrove, mentre il Paese perde proprio quella fascia di popolazione di cui avrebbe bisogno per sostenere crescita, innovazione e sistema previdenziale.

La distanza non è soltanto economica

Accanto alle difficoltà materiali cresce anche una distanza culturale e politica.

Il governo Meloni ha dedicato una parte significativa della propria agenda a sicurezza, ordine pubblico, immigrazione, criminalità giovanile e temi socialmente sensibili. Sono questioni che incontrano consenso in una parte consistente dell’elettorato conservatore, ma che non necessariamente rappresentano le priorità percepite da molti giovani.

Per chi affronta salari bassi, precarietà, difficoltà abitative e limitate opportunità professionali, il problema centrale non è soltanto l’ordine pubblico. È la possibilità concreta di costruire una vita autonoma.

Il rischio politico per il governo nasce precisamente da questa distanza. Una generazione che percepisce molta attenzione alle regole e poca attenzione alle proprie prospettive può rapidamente trasformare il disagio sociale in disaffezione elettorale.

Giovani donne e giovani uomini votano sempre meno allo stesso modo

Un’altra dinamica sta modificando il panorama politico italiano. Tra gli elettori più giovani si amplia la differenza tra uomini e donne.

I giovani uomini mostrano in diversi contesti europei una maggiore disponibilità verso partiti conservatori o della destra radicale. Le giovani donne tendono invece più frequentemente verso formazioni progressiste, ambientaliste o di sinistra.

Anche in Italia questa divergenza assume crescente importanza.

Per Giorgia Meloni il fenomeno contiene un paradosso politico evidente. Essere la prima donna a guidare un governo italiano non significa automaticamente ottenere il consenso delle giovani elettrici. La rappresentazione simbolica conta, ma non sostituisce le questioni materiali, sociali e culturali sulle quali si costruisce una scelta politica.

Il voto può trasformare il disagio in potere

Per anni una delle caratteristiche dell’elettorato giovane italiano è stata l’elevata astensione. La distanza dalla politica spesso non si traduceva in un voto di protesta, ma semplicemente nella decisione di non partecipare.

È una condizione relativamente favorevole per qualsiasi governo consolidato. Un elettore insoddisfatto che rimane a casa non modifica direttamente i rapporti di forza.

La situazione cambia quando il malcontento produce mobilitazione.

Le recenti consultazioni hanno mostrato che una quota significativa dell’elettorato giovane è pronta a partecipare quando percepisce una posta politica sufficientemente importante. Per Palazzo Chigi questo rappresenta un segnale da non sottovalutare.

Una generazione distante dalla politica può essere gestibile. Una generazione distante dal governo ma disposta ad andare alle urne diventa un problema elettorale.

L’opposizione vede una possibilità, non ancora una vittoria

Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra dispongono oggi di uno spazio evidente tra gli elettori più giovani. Trasformarlo in una maggioranza stabile sarà però molto più difficile.

L’opposizione italiana resta attraversata da differenze profonde su politica economica, rapporti con l’Europa, politica estera, sicurezza e riforme istituzionali. Essere alternativi a Meloni non equivale automaticamente a essere percepiti come una reale alternativa di governo.

Per conquistare stabilmente una nuova generazione non basta intercettarne l’insoddisfazione. Bisogna offrire risposte credibili su salari, lavoro, formazione, casa, natalità e mobilità sociale.

È precisamente su questo terreno che si giocherà una parte importante della competizione politica italiana.

Anche a destra Meloni non è più sola

La presidente del Consiglio deve inoltre osservare ciò che accade alla propria destra.

Una parte dell’elettorato giovane maschile conserva orientamenti conservatori, identitari o nazionalisti, ma non necessariamente considera Fratelli d’Italia l’unica possibile destinazione politica. La nascita o il rafforzamento di formazioni più radicali può sottrarre consenso proprio nei segmenti nei quali Meloni dovrebbe compensare la propria debolezza tra le giovani donne.

Il rischio è quindi duplice.

Una parte dei giovani può spostarsi verso il centrosinistra, mentre un’altra può cercare un’offerta politica ancora più radicale a destra. In entrambi i casi Fratelli d’Italia perde la posizione quasi monopolistica che aveva conquistato in una fase precedente.

Il 2027 passa anche da questa generazione

Le prossime elezioni politiche italiane previste nel 2027 sono ancora abbastanza lontane da consentire al governo di correggere la propria traiettoria. Ma il divario tra la forza complessiva di Giorgia Meloni e la sua debolezza tra gli elettori più giovani è ormai troppo evidente per essere trattato come una semplice oscillazione dei sondaggi.

Le domande poste da questa generazione sono concrete.

Quanto vale il mio lavoro? Posso permettermi una casa? Posso costruire una famiglia senza dipendere economicamente dai miei genitori? Dopo anni di studio avrò una carriera adeguata alla mia formazione? Devo lasciare l’Italia per avere opportunità migliori?

Sono domande economiche, ma inevitabilmente diventano domande politiche.

Meloni è riuscita a unificare larga parte della destra italiana, a portare Fratelli d’Italia dal margine al centro del sistema politico e a costruire una leadership riconosciuta anche fuori dai confini nazionali. Ora deve affrontare una sfida probabilmente più difficile: convincere una nuova generazione che il futuro promesso dal suo governo riguarda anche loro.

Per il momento, una parte crescente dei giovani italiani sembra non esserne convinta.


Meloni perde i giovani: il problema generazionale del governo italiano. Il centrodestra guidato da Giorgia Meloni perde terreno tra gli elettori più giovani. Salari, precarietà, emigrazione e distanza politica potrebbero pesare sulle elezioni del 2027.

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