Rubrica: Finanza
Formato: Rapporto speciale
Autore: Sinisa Brkic (sb)
Monte dei Paschi di Siena ha trasformato una battaglia per la propria indipendenza in una partita capace di ridisegnare una parte importante del sistema finanziario italiano. Le offerte su Banco BPM e Banca Generali, la pressione di Intesa Sanpaolo, il ruolo di Generali, Crédit Agricole, Unipol e BPER e la presenza ancora significativa dello Stato compongono ormai un confronto nel quale non è in gioco soltanto il futuro di MPS, ma la struttura stessa del mercato bancario nazionale.
Da banca da difendere a protagonista del consolidamento
Per anni Monte dei Paschi di Siena è stata raccontata soprattutto attraverso crisi, ricapitalizzazioni e intervento pubblico. Oggi la posizione è profondamente diversa. Dopo l’acquisizione di Mediobanca nel 2025, MPS si trova al centro di una nuova fase di consolidamento e tenta di determinare direttamente il proprio futuro.
La pressione arriva da Intesa Sanpaolo, che a giugno ha annunciato un’offerta ostile in contanti e azioni per il controllo della banca senese. La risposta guidata dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio è stata molto più ambiziosa di una semplice difesa societaria. MPS ha presentato due offerte separate interamente in azioni per Banco BPM e Banca Generali, per un valore complessivo di circa 34 miliardi di euro.
Il progetto punta a creare un gruppo più grande, diversificato e difficile da assorbire. Ma proprio questa scelta ha trasformato la vicenda in una partita molto più complessa, nella quale ogni operazione modifica immediatamente il valore strategico delle altre.
Banco BPM offre la scala, Banca Generali la diversificazione
Le due operazioni annunciate da MPS rispondono a logiche industriali differenti. Banco BPM consentirebbe di aumentare sensibilmente dimensioni, base commerciale e presenza territoriale, rafforzando la posizione del nuovo gruppo nel mercato bancario italiano.
Banca Generali porterebbe invece una componente particolarmente preziosa nella gestione patrimoniale e nei servizi alla clientela privata. In un settore nel quale le grandi banche cercano ricavi meno dipendenti dal margine di interesse, il wealth management rappresenta un’attività strategica per stabilità, redditività e capacità di trattenere patrimoni elevati.
MPS tenta quindi di costruire una combinazione che unisca banca commerciale, investment banking, risparmio gestito e distribuzione finanziaria. È una strategia industrialmente leggibile, ma estremamente impegnativa sul piano dell’esecuzione, perché presuppone l’integrazione di realtà complesse in una fase già dominata dalla battaglia con Intesa.
Crédit Agricole è il passaggio obbligato su Banco BPM
La partita su Banco BPM non può essere letta senza considerare Crédit Agricole. Il gruppo francese detiene il 29,3 per cento dell’istituto ed è il suo maggiore azionista, una posizione che gli conferisce un peso decisivo nella valutazione di qualsiasi progetto di aggregazione.
Banco BPM ha definito l’offerta di MPS non sollecitata e ha avviato l’esame della proposta secondo gli obblighi previsti. Crédit Agricole, che in precedenza aveva espresso contrarietà rispetto a un progetto di fusione paritaria tra Banco BPM e Monte dei Paschi, non ha finora assunto pubblicamente una posizione definitiva sulla nuova offerta. È uno dei punti più delicati dell’intero risiko. Un’operazione presentata come parte del consolidamento italiano dipende anche dalle decisioni di un grande gruppo francese per il quale l’Italia rappresenta uno dei mercati più importanti.
Generali apre alla valutazione dell’offerta
Sul fronte di Banca Generali il quadro è diverso. Assicurazioni Generali controlla il 50,1 per cento della società e dispone quindi di una posizione determinante rispetto al futuro dell’operazione proposta da Monte dei Paschi. Generali ha definito l’offerta non concordata preventivamente, ma ha anche riconosciuto la possibilità di valutare opportunità di crescita e forme più ampie di collaborazione industriale con MPS. Il gruppo ha avviato un esame approfondito della proposta senza concedere, allo stato attuale, un sostegno definitivo.
La posizione di Generali ha un valore particolare perché gli equilibri tra banca, assicurazione e gestione patrimoniale si sovrappongono. Dopo l’acquisizione di Mediobanca, MPS è già diventata indirettamente un azionista rilevante del Leone di Trieste, mentre Intesa rappresenta un concorrente importante nel mercato assicurativo italiano.
Mediobanca ha cambiato la natura di MPS
L’acquisizione di Mediobanca nel 2025 rappresenta lo spartiacque che rende possibile comprendere la situazione attuale. Monte dei Paschi non è più soltanto una banca commerciale con una forte identità territoriale, ma controlla un istituto storicamente centrale negli equilibri della finanza italiana.
Attraverso Mediobanca, MPS possiede inoltre una partecipazione rilevante in Generali. Questa struttura crea una rete nella quale banche, assicurazioni, grandi azionisti e società di gestione possono essere contemporaneamente soci, concorrenti e potenziali partner.
È proprio questa sovrapposizione a rendere il confronto più importante di una normale operazione di fusione. La posta in gioco riguarda chi controllerà alcune delle principali piattaforme italiane di credito, investimento, assicurazione e gestione della ricchezza.
Intesa porta la battaglia sul terreno regolamentare
La risposta di Intesa Sanpaolo non si limita al piano industriale. Secondo quanto emerso nell’ambito della procedura, il gruppo ha sottoposto alla Consob la questione delle operazioni annunciate da MPS dopo l’avvio dell’offerta ostile, chiedendo di chiarire se le iniziative siano compatibili con la disciplina applicabile alle società oggetto di acquisizione.
Al centro dell’attenzione c’è la cosiddetta regola di passività, che limita la possibilità per una società sottoposta a un’offerta di adottare determinate misure difensive senza il necessario coinvolgimento degli azionisti. Il punto è rilevante perché le offerte su Banco BPM e Banca Generali modificano profondamente dimensione, profilo e struttura di Monte dei Paschi.
La questione non equivale a una decisione già assunta contro MPS. Introduce però un ulteriore livello di incertezza in una battaglia nella quale la correttezza procedurale sarà importante quanto le valutazioni economiche e industriali.
Unipol e BPER aprono un secondo scenario per MPS
Il progetto di Intesa prevede un futuro per Monte dei Paschi molto diverso da quello immaginato da Luigi Lovaglio. In caso di successo dell’acquisizione, Intesa intende separare una parte significativa delle attività di MPS e cedere a Unipol il marchio e circa metà della rete di filiali.
Unipol combinerebbe successivamente questi asset con BPER, banca nella quale è il maggiore azionista. Il nuovo gruppo manterrebbe il nome Monte dei Paschi e, secondo quanto dichiarato dal presidente di Unipol Carlo Cimbri, la storica sede di Rocca Salimbeni resterebbe a Siena.
Questo passaggio amplia ulteriormente il significato dell’operazione. Intesa non punta semplicemente a incorporare MPS, ma a ridistribuirne una parte delle attività e a contribuire alla formazione di un altro polo bancario nazionale attorno a BPER e Unipol.
Si delineano così due architetture alternative. Da una parte MPS prova a costruire autonomamente un grande gruppo con Banco BPM e Banca Generali. Dall’altra il piano Intesa prevede una riorganizzazione nella quale una parte di Monte dei Paschi finirebbe nell’orbita di BPER.
Lo Stato resta dentro la partita
Il Tesoro italiano possiede ancora il 4,8 per cento di Monte dei Paschi. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha indicato che la quota non verrà ceduta fino alla conclusione dell’attuale fase di operazioni straordinarie.
Roma aveva programmato di proseguire il disimpegno dal capitale, ma ha congelato il processo per evitare di interferire con la battaglia in corso. La partecipazione è ormai minoritaria e non attribuisce allo Stato il controllo della banca, ma mantiene il governo formalmente presente tra gli azionisti in uno dei passaggi più delicati della storia recente di MPS.
Il tema conserva inoltre una forte dimensione territoriale. Siena e la Toscana osservano con particolare attenzione il futuro dell’istituto, della sede storica e dell’occupazione, mentre il governo deve conciliare il completamento della privatizzazione con gli effetti di un consolidamento che potrebbe cambiare profondamente la geografia bancaria italiana.
Settembre e ottobre saranno decisivi
Il calendario offre ora due passaggi cruciali. Gli azionisti di Intesa sono chiamati il 10 settembre a pronunciarsi sull’operazione relativa a Monte dei Paschi, mentre l’assemblea di MPS prevista per il 29 ottobre dovrà valutare le offerte per Banco BPM e Banca Generali.
Per l’approvazione del progetto di Monte dei Paschi sarà necessario un sostegno molto ampio degli azionisti. Il voto renderà quindi centrale la posizione dei maggiori soci e mostrerà se il mercato considera credibile una strategia che prevede contemporaneamente la difesa dall’offerta di Intesa e l’acquisizione di due importanti operatori finanziari.
Prima di allora resteranno aperte diverse variabili. Le valutazioni di Generali e Crédit Agricole, le decisioni delle autorità e l’andamento delle quotazioni possono modificare il rapporto di forza tra le diverse alternative.
Il vero premio è il nuovo equilibrio bancario italiano
Ridurre questa vicenda a una battaglia per salvare o conquistare Monte dei Paschi significherebbe sottovalutarne la portata. Il confronto sta decidendo quali saranno i principali poli del credito italiano e come verranno distribuiti filiali, clienti, patrimoni gestiti, partecipazioni assicurative e capacità industriale.
Se prevalesse il progetto di MPS, potrebbe nascere un nuovo grande gruppo capace di affiancarsi con maggiore peso a Intesa e UniCredit. Se prevalesse Intesa, la successiva redistribuzione di una parte delle attività di Monte dei Paschi verso BPER aprirebbe comunque una nuova fase di concentrazione.
Per questo MPS è oggi il centro del risiko, ma non necessariamente il suo unico premio. Intorno alla banca senese si sta decidendo qualcosa di più ampio: chi controllerà i nuovi poli della finanza italiana e con quali equilibri di potere entreranno nel prossimo decennio.